2014 | Adda Martesana Jazz 10 anni

... raccontare 10 anni del Festival Adda Martesana Jazz

160 musicisiti, 76 concerti, 6840 minuti di musica, 13 comuni, 25 sponsor, 11 locali, una particolare mostra fotografica che esprime l'anima del jazz e non solo...

[...] Il jaz.z ti ricorda anche che devi far funzionare le cose insieme ad altri. E’ difficile ma si può fare. Quando un gruppo di persone cerca di inventare qualcosa insieme è facile che nascano conflitti. Il jazz ti obbliga ad accettare le decisioni di altri: a volte ti tocca guidare, a volte seguire, ma non puoi rinunciare a nessuno dei due ruoli. E’ l’arte di negoziare le variazioni con stile. Lo scopo di ogni performance è di creare qualcosa a partire da circostanze definite: produrre insieme ed essere insieme.[...]

[...] Se escludiamo certe tendenze contemporanee, le arti esprimono la saggezza collettiva di un popolo. Rappresentano sia le nostre aspirazioni più elevate sia la vita di ogni giorno, la nostra visione dei rapporti personali e delle questioni personali, oltre che come affrontiamo la nascita, la morte e tutto ciò che sta nel mezzo. In breve, l’arte definisce la nostra identità ed espande la conoscenza del possibile, offre strumenti per sopravvivere degnamente in tempi di pace e di guerra. Se è lungimirante ed eseguita con accuratezza, rimane a testimonianza della grandezza di un popolo attraverso i secoli.[...]

Winton Marsalis “Come il Jazz può cambiarti la vita” 

Emozione, ensemble e individualità artistica sono gli elementi fondamentali senza i quali non è possibile fare musica.

 

buildIngs got rhythm

una installazione per incontrare musica e architettura sul piano comune del ritmo

[...] Musica e architettura: due forme di comunicazione apparentemente distinte, ma che hanno una matrice comune, fondata su armonia, equilibrio e proporzione. L’architettura si fonde con la musica nel suo essere mezzo per coinvolgere, strumento per eccitare e veicolo di emozioni, ed è per definizione comunicazione e sintesi di tutte le arti. La musica coinvolge l’uomo e lo introduce all’interno di dimensioni nuove, attraverso l’utilizzo del ritmo trasmesso con il senso dell’udito. Analogamente fa l’architettura attraverso il senso della vista, con la modularità, ripetizione e simmetria, ossia ritmo. Si ha quindi la sensazione di ascoltare il ritmo architettonico osservando l’armonia della costruzione e di vedere il ritmo musicale immaginando spazi in evoluzione [...]

Lorenzo Fiorillo

ARCHITETTURA E RITMO

Rispetto alla premessa, da cui lo spunto per questa riflessione, il ritmo in architettura è per noi il senso corale e complessivo, che un insieme di edifici trasmette, dove linguaggi a volte diversi, a volte uguali, contemporanei oppure antichi, si miscelano, si contrappongono fino a determinare la composizione compiuta che è appunto la città.

Così come nella scrittura musicale ci sono tempi e spazi lenti, veloci e caratterizzati da un andamento variabile, così nello spazio della città e nelle sue architetture possiamo riconoscere ragioni che ne determinano il ritmo, l’intensità, la composizione e il carattere.

Il senso del ritmo è maggiormente percepito laddove gli elementi di architettura quali le finestre, le porte, i marcapiani, i dettagli insomma, si contrappongono in una partitura, più o meno regolare come nella foto del vecchio centro di Amsterdam o come nel caso di Borneo Island nei quartieri di Eastern Harbour molto più articolata. Questa articolazione, apparentemente, sembra risulti da un caos incontrollato, ma invece è frutto di una assonanza con la tradizione, quale consolidata suddivisione ritmica controllata, appartenente ad un unico linguaggio contemporaneo di rilettura della città.

Parlare di ritmi rimanda alla musica e nello specifico alla relazione che intercorre tra i suoni e loro durata che, se in una visione classica alludeva ad un universo armonico e ordinato, oggi però [...] tende a considerare che il ritmo rappresenti un fecondo punto di accumulo di elementi contradditori: quantità e qualità, struttura e soggettività, ripetizione e differenza.

Nell’espressione musicale moderna, in particolare, il ritmo non è più considerato una ripetizione ordinata, ma piuttosto un “disordine capace di instaurare un ordine proprio”[...] (Gasparini, 2009).

Il ritmo così considerato ci consente di trovare concordanze, dissonanze e conflitti tra i fenomeni più diversi, in quanto elemento dinamico.

Così la sensibilità ai ritmi, portata nell’ambito di un’operazione di descrizione urbana e territoriale, o più semplicemente rispetto a singoli edifici, sembra mettere in campo una modalità confacente alla contemporaneità delle due arti (musica e architettura), per la quale in qualche modo SpaCo vuole trovare degli strumenti di comprensione e di corrispondenza.

Il ritmo però può essere anche inteso come fondamento su cui si organizza il singolo edificio con tutti i suoi aspetti costruttivi e la sua metrica compositiva determinata da una ripetizione di elementi abbastanza simili per essere avvertiti come tali ma che pur in una semplicità formale riescono ad essere comunque assolutamente inusuali e particolarmente significativi.

L’INSTALLAZIONE

Abbiamo messo a confronto due edifici di due differenti architetti, Cino Zucchi e Max Dudler, per incontrare musica e architettura sul piano comune che è appunto il ritmo.

L’esempio del lavoro di Cino Zucchi a Venezia, ci riporta a immaginare il ritmo come registrazione di una discontinuità che costituisce lo strumento che ordina la facciata in un intervallo dettato dalla ripetizione di elementi omologhi in suddivisioni spaziali.

Mentre nel lavoro di Max Dudler alla Biblioteca Diocesana, il ritmo ostinato costante e formale allude ad un universo armonico e classico.

Essendo l’architettura l’arte della ripartizione spaziale, è nella lettura del rapporti pieni/vuoti, interasse/interpiano, finestra/muro ecc. che si costruisce l’assetto di un sistema complesso, basato su ricorrenze numeriche che costituiscono dal punto di vista visivo la sintesi più corretta dell’edificio.

Questo passaggio ci da modo di affrontare assieme al lavoro di un musicista una ragionata e costruita proposta di composizione ritmica.

Lo studio del ritmo degli elementi di facciata (finestre) definisce una griglia modulare, scandita dalla ripetitività costante nel progetto di Max Dudler, o di una maggiore discontinuità in quello di Cino Zucchi, dando luogo ad una suddivisione in battute sulla quale costruire uno score musicale.

È la scansione dell’occhio che posandosi ad intervalli regolari o no sull’oggetto, batte il tempo dell’architettura, dove il ritmo, quale delimitazione periodica di intervalli simili, registra la discontinuità.

L’utilizzo della ripartizione modulare delle finestre individua il ritmo e soddisfa la nostra esigenza di trovare delle suddivisioni che consentano una misurazione ritmica.

Le facciate dell’edificio sono ripartite in battute e l’unità di misura ci permette di determinare una base di partitura.

L’unità di misura metrica delle facciate degli edifici è convertita in unità di valore di tempo musicale.

Le partiture ritmiche scritte da Sergio Orlandi nate dalla trasposizione del disegno delle facciate stese su un piano unico sono state poi suonate dal batterista Stefano Bertoli e la registazione è riportata all’interno dell’installazione.

 

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